Storia
L'origine della sua costruzione risale agli inizi del 1500. Divenne
parrocchia in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento (1545
- 1563), ed era Regia Estaurita perché fondata da laici, i
quali collaboravano nel governo economico e avevano il privilegio
di presentare al Cardinale i candidati per la nomina di Parroco.
L'antica chiesa era decorata con dipinti di famosi artisti come Francesco
Da Mura, Luca Giordano e Francesco Solimena. Fu completamente distrutta
dall'eruzione del 1794, e ne rimase indenne solo il campanile che
fu seppellito nel solo ordine inferiore.
Quella che oggi ammiriamo è la chiesa ricostruita sulle rovine
dell'antica su progetto dell'architetto Ignazio Di Nardo e per l'infaticabile
opera del Beato Vincenzo Romano. La struttura inaugurata nel 1827,
con le sue perfette proporzioni e il colore bianco risulta, tra quelle
di tutti i paesi vesuviani, la più bella chiesa di stile neoclassico.
La
maestosa facciata è divisa in due ordini: nell'inferiore
sono presenti sei colonne sormontate da capitelli di ordine corinzio,
inoltre vi si possono notare due nicchie con le statue di S. Gennaro
e S. Elena eseguite nel 1858 da Beniamino Calì; in quello superiore
è possibile notare un enorme finestrone e un timpano.
L'interno
è a croce latina con tre navate. La centrale, ricoperta da una
volta a botte, termina con l'altare maggiore su cui è posta una
tela di R. Ciappa, datata 1825, rappresentante il ritrovamento della
croce. Ai lati del presbiterio ci sono gli stalli dove sedevano i membri
della Collegiata, istituita nel 1796 dal cardinale Capece Zurlo.
Nella navata sinistra troviamo il monumentale fonte battesimale realizzato
nel 1883 su direzione di Giuseppe d'Amato e quattro cappelle i cui altari
sono dedicati a S. Franceso di Paola, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales
e alla Madonna del Rosario.
Il
transetto presenta ldove 'altare del Sacro Cuore con l'urna bronzea
realizzata da Antonio Mennella nel 1963, sono custodite le spoglie mortali
del Beato Vincenzo Romano Infine la ; la neobizantina cappella della
Croce. navata sinistra termina con la cappella del Crocifisso.
Nella navata destra vi sono: la cappella con un dipinto a muro raffigurante
le anime del Purgatorio e da essa si accedeva in un luogo sottostante
in cui avvenivano le sepolture; l'ingresso alla sacrestia; tre cappelle
con gli altari dedicati a S. Stanislao, all'Addolorata e alla Sacra
Famiglia. Il transetto presenta l'altare di S. Gennaro, patrono di Torre
del Greco, sotto il quale c'è l'urna della martire S. Colomba;
il transetto si chiude con la cappella dell'Immacolata.
La
storia di Santa Croce è scandita dalle molte lapidi che vi si
possono trovare in essa, tra cui quelle che ricordano le visite dei
Papi Pio IX, avvenuta il 14 settembre 1849, e Giovanni Paolo II avvenuta
l'11 novembre 1990.
Nella
cappella di S. Francesco di Sales sono riposte le spoglie mortali di
Mons. Felice Romano, nipote e successore del Beato Vincenzo, e in seguito
Vescovo di Ischia.
Molteplici sono le opere che decorano la chiesa: di particolare pregio
le statue di S. Isidoro, che si evidenzia per i particolari realistici,
tipici dell'epoca, S. Lucia, S. Elena e S. Vincenzo Ferreri, poste nel
transetto destro, realizzate da Francesco Verzella, scultore attivo
nel napoletano dalla fine del settecento a tutto il 1845. La Via Crucis
è ripercorsa attraverso le moderne tele di Giuseppe Ciavolino,
realizzate nel 1984 e caratterizzate da una narrazione agile e leggibile.
L'ampia sacrestia ospita i ritratti dei parroci di S. Croce e degli
ovali dipinti nella metà del sec. XVIII come quello della Resurrezione
realizzato dal Guarino nel 1750. Rilevanti i due lavabi sormontati da
putti in stucco.