XXV°
anniversario
dell'ordinazione sacerdotale
Carissimi
fratelli e sorelle amati nel Signore
Nella pienezza della gioia pasquale e nel cuore dell’anno dell’eucarestia
voluto da Giovanni Paolo II (ottobre 2004/05) ho la grazia di celebrare
con voi il XXV° anniversario della mia ordinazione sacerdotale.
E’ per me un giorno di rendimento di grazie al Signore per un
dono tanto grande quanto immeritato, qual è quello del sacerdozio
ministeriale, ricevuto il 2 aprile 1980 per la preghiera e l’imposizione
delle mani del card. Corrado Ursi, la cui memoria è in benedizione.
Dopo venticinque anni sono ancora preso dallo stupore per il dono grande
che Gesù mi ha concesso, rendendomi partecipe del suo sacerdozio,
del suo ministero di pastore.
Oggi sono più consapevole dell’espressione tratta dal “Diario
di un curato di campagna “ di G. Bernanos, che scelsi per l’immagine
ricordo dell’ordinazione che cioè “Tutto è
grazia”!
Posso veramente affermare che lo stupore, la meraviglia, la sorpresa
fanno parte delle mie azioni quotidiane come ministro del Signore.
Ritorna continuamente nel mio cuore la monizione del Vescovo tratta
dal rito di ordinazione “Riconosci dunque ciò che fai,
imita ciò che celebri, perché partecipando al mistero
della morte e risurrezione del Signore, tu porti la morte di Cristo
nelle tue membra e cammini con lui in novità di vita… esercita
in letizia e carità sincera l’opera sacerdotale di Cristo,
unicamente intento a piacere a Dio e non a te stesso”.
Mi si proponeva un vero programma di vita sacerdotale: lo affidavo all’intercessione
della Vergine Immacolata e del nostro parroco santo, nella celebrazione
della prima messa in Santa Croce il 9 aprile 1980, sostenuto dalla presenza
e dall’omelia di mons. Luigi Diligenza Arcivescovo di Capua e
dall’incoraggiamento dell’allora parroco don Rocco Borriello.
In questi anni ho acquisito maggiore consapevolezza che il sacerdozio
nato nella preghiera deve essere continuamente alimentato dalla preghiera.
Per questo motivo, invito tutti voi ad unirvi a me nel rendimento di
grazie per il dono concessomi dal Signore e vi chiedo la carità
della preghiera.
La chiedo perché il Signore nella sua infinita misericordia mi
sostenga nel cammino incessante della conversione, mi aiuti a tendere
verso la santità, prima vocazione e “misura alta”
della vita ordinaria di ogni cristiano e di ogni sacerdote, in modo
da essere nel ministero di parroco un segno credibile della sua presenza
e del suo amore.
Sento ancora le mani del Vescovo posate sul mio capo e riascolto la
sua voce che nella preghiera di ordinazione chiedeva al Padre di rinnovare
in me lo “spirito di santità”.
Il prossimo 15 giugno ricorre il 230° anniversario dell’ordinazione
sacerdotale del nostro Beato Vincenzo - ordinato nella Basilica di Santa
Restituta, vigilia dalla festa della SS. Trinità del 1775 - che
è stato un uomo e un prete impegnato seriamente nella via della
santità .
Tanta gente amava vederlo celebrare perché era già una
grande predica vederlo come, all’altare, si univa a Cristo e al
suo popolo.
In una predica manoscritta rivolta ai sacerdoti afferma che per il sacerdote
la perfezione consiste nell’amore di Dio e nel fare la sua volontà:
“Un sacerdote posseduto dall’amor di Dio impiega tutto sé
e le potenze e gli appetiti dell’anima e le membra del corpo a
operare sempre per Dio, a maggiormente piacere e servire a Dio: i suoi
pensieri, i suoi desideri, i suoi affetti e tutte le sue opere a procurare
il gusto e la gloria di Dio: studia, medita, specula, tende sempre a
Dio; è sempre ubbidiente a Dio”.
Con le riflessioni preparate dai ragazzi per il recital “stola
e grembiule” mi viene da ripetere con tutto il cuore: “Si,
mi piacerebbe essere un prete cosi! Signore, aiutami…”
La Vergine Maria mi accompagni nel cantare il suo Magnificat mentre,
sollecito come lei nel medesimo dono: il suo zelo, mi dispongo a scavalcare
le montagne e a trasformare ogni incontro in un incontro di speranza
nuova.
don
Giosuè