Parroci della Basilica
Parroci della Basilica

Omelia per il mandato ai catechisti

Carissimi,
la celebrazione del mandato esprime in modo chiaro e forte “la qualità ecclesiale” del ministero catechistico: è la Chiesa stessa a essere mandata da Cristo nel mondo per annunciare e testimoniare il suo Vangelo. E, a sua volta, è la Chiesa a mandare i suoi membri, chiamandoli a partecipare alla grazia e alla responsabilità missionaria ricevuta da Cristo. Quest’anno, poi, il mandato catechistico assume un significato ancora più rilevante alla luce dell’anno pastorale che il Papa ha voluto incentrato sull’Eucaristia domenicale e destinato a rendere sempre più missionario il volto della nostra comunità parrocchiale.

Eucaristia e trasmissione della fede
L’Eucaristia, infatti, è significativamente collegata al trasmettere/ricevere: «Ho ricevuto dal Signore quello che anch’io vi ho trasmesso».
La “tradizione-trasmissione” della fede appare come una catena cui non può mancare alcun anello. Nella comunità cristiana che rappresenta l’anello fondamentale”, voi vi inserite in questo gioco di anelli e di passaggi che fanno la catena della testimonianza e della trasmissione della fede nella nostra parrocchia.
Abbiatene consapevolezza, ma soprattutto coltivatene la spiritualità: «La Parola di Dio, che è capace di farci apostoli, ci chiede anzitutto di essere discepoli. […] sarebbe assurdo pretendere di evangelizzare se per primi non si considerasse costantemente di essere evangelizzati. Dovremmo nutrirci della parola di Dio “bramandola”, come il bambino cerca il latte di sua madre (cf 1Pt 2,2): per la vitalità della Chiesa, questa è un’esperienza essenziale» (CVMC 47).

Eucaristia e spiritualità del catechista
Nella storia dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35) c’è molto di quello che tutti noi, catechisti e catechiste, animatori pastorali, siamo chiamati a viverci quanto a veri e propri atteggiamenti spirituali.

Primo atteggiamento: un po’ di crisi non guasta mai.
I discepoli erano rimasti affascinati da Gesù e avevano deciso di stare con lui, accettando il suo invito a condividere la sua stessa passione. Di fronte alla sua morte, l’entusiasmo svanisce e affiora uno scoraggiamento che li mette in crisi totale. Ritornano a casa delusi, amareggiati, con tanta nostalgia: la crisi.

Secondo atteggiamento: Leggere dentro. Gesù cammina con i suoi discepoli e li aiuta a pensare. Non fa da maestro… ma “svela” il senso delle Scritture e della loro vita. Quando ci mettiamo alla scuola di Gesù catechista ed evangelizzatore, la Parola di Dio ci offre un criterio per interpretare i fatti che avvengono nella nostra vita e per arrivare alla verità del mistero di Gesù.

Terzo atteggiamento: a confronto con Gesù. I discepoli avevano ormai capito tutto ma… con la testa. Non tornano a Gerusalemme: rimandano al giorno dopo. Invitano Gesù a restare con loro. Gesù si ferma e spezza il pane con loro. Così il confronto con la Parola di Dio diventa celebrazione dell’Eucaristia. Spezzando il pane, i discepoli scoprono Gesù e lo “avvertono” vicino. E dall’Eucaristia nasce la capacità di tornare a Gerusalemme. Di vivere la condivisione, di fare comunità, di diventare parte della catena di testimonianza e di annuncio dell’evangelo della vita.

Quarto atteggiamento: Gerusalemme è “riempita” di fatti e parole “eucaristiche”. Il pane condiviso con Gesù cambia i discepoli: ritornano di corsa a Gerusalemme, superando tutte le paure e le resistenze. L’esperienza vissuta esplode. Il dono dello Spirito, incontrato e sperimentato in una celebrazione eucaristica che riattualizza la storia di Emmaus, trasforma il volto del discepolo di Gesù. Egli vive da “uomo spirituale” secondo uno stile tutto speciale.


Carissimi catechisti,
grazie per il vostro servizio educativo generoso. Sappiate che conto molto su di voi e sul vostro prezioso servizio al vangelo. Lasciatevi plasmare dalla Parola di Dio e da un grande amore all’Eucaristia.
E il Signore camminerà con noi, riscalderà il nostro cuore e ci donerà la gioia e la pace.

10 ottobre 2004
Buon Cammino

don Giosuè


Quasi un decalogo
Ma come si vive, in concreto, il catechista che ha fatto l’esperienza dei due di Emmaus, si è lasciato “mistagogicamente” accompagnare dall’unico vero catechista che è Gesù e ne ha intimamente assimilato gli atteggiamenti? Mi piace consegnarvi un decalogo che qualcuno ha formulato di recente a proposito dell’evangelizzatore che si lascia, per così dire, evangelizzare da coloro che debbono e vogliono essere evangelizzati: «Il decalogo dell’evangelizzatore dettato dai destinatari».

  • Non ci parlare di Gesù come di un argomento da “talk show” o da “quark” della tv, ma come la più bella notizia per la nostra vita.
  • Ricordati che il tuo messaggio ci interessa e ci provoca nella misura in cui tu non farai il professionista che “parla di” Gesù, ma vive una vita che non si potrebbe spiegare se Gesù non fosse risorto.
  • È inutile che ci parli di Gesù Cristo se non conosci i nostri problemi, le nostre attese, la nostra vita.
  • Prima di dirci i “no” del Vangelo, facci scoprire i “sì” di un Vangelo bello; prima di elencarci le rinunce, cantaci le beatitudini.
  • Ricordaci che chi trova il Vangelo è uno che perde l’1%, ma trova il 100%.
  • Non chiederci di venire da te, se prima non vieni tu da noi. Gesù ha detto a quelli come te: “Andate!”; sei tu, quindi, che devi venire da noi.
  • Una cosa che ci piace molto in quelli come te è la gratuità. Non cercare la tua gratificazione ma lasciati gratificare dal servizio che svolgi, che è grande, dentro la lunga catena di testimoni che da sempre trasmettono l’Amore di Dio per noi. E non pretendere la nostra conversione: sei solo un servo, senza pretese, ma a cuore pieno.
  • Non fare il pioniere del Vangelo: sei un “testimone in solido” con altri fratelli e altre sorelle. «Dove due o tre…» ha detto il Maestro; quindi, meglio pochi ma uniti, che molti ma separati.
  • L’evangelizzazione, la catechesi, la formazione sono opera dello Spirito: è Lui la risposta ultima, tu sei solo uno strumento. Non ammalarti di protagonismo, perché poi rischi di ammalarti di vittimismo, che è la cosa peggiore che ti possa capitare.
  • Se è vero che il Vangelo è un annuncio di gioia, indicalo con il tuo sorriso, segno di benessere e di vita, di felicità e di buona salute. Se è vero che è un messaggio d’Amore, non dirci che ci vuoi bene, faccelo vedere.
 
 
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Web Master Salvatore Prisco
 
 
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