Parroci della Basilica
Parroci della Basilica

Dove ferve la vita, dove passa la gente, dove si costruisce la storia:
è nel mondo lo spazio dei laici.
Ecco perché.

Nel Vortice delle piazze

La sintesi è nell’esortazione: “Laici, cresimate il mondo”.
È l’invito, rivolto da don Tonino Bello, a vivere fino in fondo la condizione laicale, la vocazione laicale. Che consiste nell’attraversare la navata del mondo, nell’immergersi nel vortice delle piazze, anzi nel “piantarsi nel centro della piazza, dove ferve la vita, dove passa la gente, dove si costruisce la storia”.
La consapevolezza è attinta dalle acquisizioni del Vaticano II, che non chiama i laici a fuggire il mondo, ma a santificarlo a mo’ di fermento, «manifestando Cristo principalmente con la testimonianza della vita e col fulgore della fede, della speranza e della carità» (Lumen gentium, 31).
Don Tonino è netto e diretto nel rivolgersi ai laici: “È il mondo lo spazio in cui vi giocate la vostra identità. Quale mondo? Quello della scuola, della fabbrica, dell’ufficio, dei campi; e poi gli ambienti: la spiaggia quest’estate, il bar questa sera, la villa, la piazza…”. Nulla di speciale: la fede cristiana va testimoniata nel mondo attraverso la vita di ogni giorno. Il feriale acquista dignità. Di speciale c’è, semmai, che i laici sono chiamati a vivere in modo straordinario il tempo ordinario. O in modo ordinario un tempo straordinario: “Le grandi sfide del futuro si giocheranno tutte nei settori riservati ai laici: mass media, ricerca scientifica, insegnamento, azione politica, economia e finanza”.

La premessa che anima questa certezza è altrettanto importante: don Tonino Bello è un vescovo conciliare. Giovane sacerdote, accompagna come consulente teologico mons. Giuseppe Ruotolo, vescovo di Ugento, al Vaticano II. Ne apprende la lezione, che trasferisce immediatamente nelle esperienze pastorali. La Chiesa è “popolo di Dio” e “serva del mondo”: il ruolo del laicato nella Chiesa e nel mondo non si colloca in termini di diritto ma di dovere, non di recupero di centralità ma di corresponsabilità fondata sulla dignità battesimale.
Il laico, per don Tonino, non è un “cristiano dimezzato”, il cui compito consisterebbe nel trattare solo le cose temporali; in ciò contrapponendosi ad altri “cristiani dimezzati”, i sacerdoti e i religiosi, che tratterebbero solo le cose spirituali: ma è colui che viene chiamato a immergersi nella storia, la quale attende di essere illuminata, penetrata di spirito evangelico ed orientata verso il Regno.
Questa vocazione e questa missione è propria di tutto il popolo cristiano, tanto che la Chiesa, secondo don Tonino, può dirsi “tutta laica”, cioè tutta “curva sul mondo”, al punto che il vescovo può a buon diritto essere definito come il “primo dei laici”.
Don Tonino auspica insomma “un laicato adulto, maturo, che abbia una profonda coscienza ecclesiale, che non si senta dislocato su fasce periferiche, che interpreti la laicità come dono e non come subalternanza, che senta gravare su di sé, e non solo sul clero, il triplice compito dell’evangelizzazione, della santificazione e dell’animazione cristiana del temporale”; un laicato “capace di entrare nel tessuto connettivo del mondo, assumendone la storia e la geografia, le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce: capace cioè di amare il mondo, di fargli compagnia e di adoperarsi perché la sua cronaca di perdizione diventi storia di salvezza”.

Quest’orizzonte, che va attraversato per intero, esplorato e vissuto punto per punto, delinea ed ingloba tutta la testimonianza e la profezia di don Tonino Bello: il suo desiderio di mettere “il grembiule” alla Chiesa, il suo impegno per la pace, il sogno di un mondo conviviale.

Ecco allora una conclusione provvisoria, seguita da un corollario importante, enunciato con le stesse parole di don Tonino: riassumere il compito del laicato nell’espressione “cresimare il mondo”, significa “prendere atto della dignità a cui il Signore ha chiamato i laici, assimilandoli alla sua missione sacerdotale, profetica e regale”.
E la conseguenza oltremodo impegnativa è “che i laici, proprio perché assimilati alla missione del Signore, dovranno sforzarsi di essere santi come Lui è Santo. Perché solo se avranno le mani pure, potranno lasciare l’impronta del crisma sulle realtà terrene. E sospingerle verso il Regno”.
Parola di un vescovo santo.

Renato Brucoli

 
 
Scrivi
Web Master Salvatore Prisco
 
 
chiudi