Immacolata Concezione
Immacolata Concezione

Affidamento a Maria
(22 giugno 2004)

La veglia di preghiera si svolgerà all’aperto, sul sagrato antistante la Basilica, dove è stata posta l’immagine dell’Immacolata. La processione, con incensiere, croce e candelieri, esce dalla Basilica, mentre l’assemblea canta. Il cardinale incensa l’immagine e si reca alla sede. Terminato il canto, egli inizia la preghiera con il segno della croce e con il saluto.

Canto:

C: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T: Amen.

C: Il Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo, sia con tutti voi.
T: E con il tuo spirito.

Il parroco di Santa Croce prende la parola per un breve saluto e per ricordare a tutti il motivo della veglia. Al termine, l’arcivescovo recita o canta la colletta.

Preghiamo
O Padre,
che ci hai dato come nostra madre e regina l’Immacolata Vergine Maria,
dalla quale nacque il Cristo tuo Figlio,
per sua intercessione donaci la gloria
promessa ai tuoi figli nel regno dei cieli.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio,
e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Canto: Come la pioggia e la neve

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,13-21)

Fratelli, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore
nel tempo del vostro pellegrinaggio.
Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio, che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.

Canto interlezionale Magnifica il Signore anima mia

Dal Vangelo secondo Giovanni (17,1.6-11.15-23)

Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te.
Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me”.

Canto di risposta

Dalla Prima Omelia per la Dormizione
di San Giovanni Damasceno, n. 14.

Anche noi oggi ti restiamo vicini, o Sovrana; sì, lo ripeto, Sovrana, Madre di Dio e Vergine, legando le nostre anime alla tua speranza, come a un’ancora saldissima e del tutto infrangibile, consacrandoti mente, anima, corpo e tutto il nostro essere e onorandoti, per quanto è a noi possibile, con salmi, inni e cantici spirituali. È impossibile una maniera adeguata. Se davvero, come ci ha insegnato la parola sacra, l’onore reso ai compagni di servitù testimonia della benevolenza verso il comune padrone, come trascurare l’onore per te, che hai generato il tuo Padrone? Non va ricercato alacremente? Non è da anteporre perfino al soffio vitale, e non è fonte di vita? In questo modo potremmo caratterizzare meglio l’affetto verso il nostro Padrone.
Ma che dico, verso il Padrone? È sufficiente, in realtà, per quelli che serbano piamente la tua memoria, il dono preziosissimo del tuo ricordo: è questo il culmine di una gioia che non può essere sottratta. Di quale letizia, di quali beni non è ricolmo colui che ha fatto del suo intelletto lo scrigno del tuo santissimo ricordo?
Questa è la nostra offerta di ringraziamento verso di te, le primizie dei nostri discorsi, il saggio del nostro umile pensiero che, mosso dall’amore per te, ha dimenticato la propria debolezza. Accetta comunque con benevolenza questo desiderio appassionato,
sapendo che va al di là delle nostre forze.

Volgi lo sguardo verso di noi, nobile Sovrana, madre del buon Sovrano; governa e dirigi quel che ci riguarda a tua discrezione, trattenendo gli impeti delle nostre vergognose passioni, guidandoci al porto senza tempeste della divina volontà, stimandoci degni della futura beatitudine, della dolce illuminazione al cospetto del Logos di Dio,
che da te si è incarnato.
Con lui al Padre gloria, onore, forza, maestà e magnificenza, in unità con lo Spirito santissimo, buono e vivificante,
ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Canto: Dell’aurora tu sorgi più bella

Dal Trattato della vera devozione alla Santa Vergine di san Luigi Maria Grignion da Montfort, nn. 120, 121, 124 e 125.

Tutta la nostra perfezione consiste nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un’anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un’anima sarà consacrata a lei,
più sarà consacrata a Gesù Cristo.
La perfetta consacrazione a Gesù Cristo, quindi, altro non è che una consacrazione perfetta e totale di se stessi alla Vergine santissima e questa è la devozione che io insegno. O, in altre parole, essa è una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo battesimo.
Questa devozione consiste, dunque, nel darsi interamente alla santissima Vergine allo scopo di essere, per mezzo suo, interamente di Gesù Cristo. Bisogna darle: 1. il nostro corpo, con tutti i suoi sensi e le sue membra; 2. la nostra anima, con tutte le sue facoltà; 3. i nostri beni esterni, cosiddetti di fortuna, presenti e futuri; 4. i nostri beni interni e spirituali, vale a dire i nostri meriti, le nostre virtù e le nostre buone opere passate, presenti e future.
In breve, bisogna darle tutto quanto abbiamo nell’ordine della natura e della grazia e tutto quanto potremo avere nell’ordine della natura, della grazia o della gloria. E ciò senz’alcuna riserva, nemmeno di un soldo, di un capello e della minima buona azione. E ciò per tutta l’eternità e senza pretendere né sperare altra ricompensa per la nostra offerta e il nostro servizio che l’onore di appartenere a Gesù Cristo per mezzo di Maria e in Maria, quand’anche questa amabile sovrana non fosse, come lo è sempre, la più generosa e la più riconoscente delle creature.
Chi si è consacrato e sacrificato volontariamente a Gesù Cristo per le mani di Maria, non può disporre del valore di alcuna delle sue buone opere. Tutto ciò che soffre, tutto ciò che pensa, dice e fa di bene appartiene a Maria ed ella può disporne secondo il volere del Figlio e alla maggior gloria di lui.
Con questa forma di devozione ci si consacra nello stesso tempo alla Vergine santa e a Gesù Cristo: a Maria, come al mezzo perfetto che Gesù Cristo ha scelto per unirsi a noi e unirci a Lui; a nostro Signore, come al nostro fine ultimo, cui dobbiamo tutto ciò che siamo,
perché è nostro Redentore e nostro Dio.

Breve omelia

Conclusa l’omelia, l’arcivescovo si siede. La Schola intona un canto, durante il quale, da vari punti dell’assemblea partono, in successione e portando una lucerna, una coppia di sposi con un neonato, due studenti, due anziani, due religiose, due lavoratori (di cui uno marittimo), due rappresentanti del mondo delle professioni, un esponente del governo cittadino con un fascio di fiori. Tutti costoro si dispongono ai lati dell’immagine dell’Immacolata e rappresentano la città, nelle sue varie espressioni, che si affida e si consacra alla celeste madre Maria.
Al termine del canto, l’arcivescovo esorta l’assemblea
a unirsi a lui nella preghiera.

C: Carissimi fratelli e sorelle, è con intensa gioia che invito ciascuno di voi a recitare la preghiera di consacrazione a Maria. Ne abbiamo compreso il significato, ora ne invochiamo la necessità, in virtù del fatto che Ella, grande maestra di vita spirituale, ci rende più sicuri e spediti nel cammino che ci rende più simili al nostro supremo pastore,
Gesù Cristo. Pertanto, diciamo insieme:

Atto di consacrazione alla Beata Vergine Maria

Santa Madre Immacolata,
aurora dell’umanità redenta da Gesù,
con i cuori colmi di fiducia ci presentiamo oggi davanti a Te,
come fecero i nostri padri cinquant’anni or sono.
Tante cose sono cambiate da quel momento e,
nonostante gli sforzi di quelli che hanno buona volontà,
la nostra città, che sempre ti ha considerato sua Regina,
si scopre afflitta da antichi mali e da nuove piaghe.

Ti consacriamo innanzitutto, o Maria,
noi stessi, umili figli che Dio ha voluto
testimoni del Suo misericordioso amore
in questo territorio stretto tra il mare e il Vesuvio.
A te affidiamo i nostri sacerdoti, i religiosi e le religiose che qui,
sulla scia del Beato Vincenzo Romano,
s’impegnano a chiamare all’ascolto della Parola
e alla condivisione dell’Eucaristia
il popolo che Tuo Figlio ha riscattato con il Suo Sangue.

Ti consacriamo, o Vergine Beata, le famiglie della nostra città.
Non tutte, purtroppo, vivono nella serenità e nella pace:
tra di loro ci sono quelle che sperimentano
l’amarezza della divisione e del divorzio,
come pure quelle che sopportano la povertà per mancanza di lavoro.
Su quante di loro, ancora, pesa il fardello
della sofferenza di un familiare o della ribellione di un figlio
che si perde per la droga o per la ricerca d’ingiusti guadagni!
Aiutale a ritrovare la concordia,
confortale e fa che possano trovare
chi si renda latore della provvidenza divina.

Ti consacriamo, o Maria,
i lavoratori della nostra città,
sia che procurino il sostentamento
per le proprie famiglie navigando e stando lontano da esse,
come anche sostenendo la fatica nelle officine,
nei negozi, negli uffici.
Fa che non manchi mai la possibilità
di offrire alla propria famiglia
il frutto di un guadagno onesto e dignitoso.

Ti consacriamo, o Madre dell’umanità,
l’intera comunità cittadina,
con le strade, le sue piazze, le sue case,
le sue chiese, con i luoghi di lavoro e di svago,
con i suoi giovani, ricchi di speranza
e i suoi anziani colmi di ricordi,
con le sue donne generose
e i suoi uomini ingegnosi.
Fa che tutti ricordino sempre
di amare Tuo Figlio sopra ogni cosa
e di averTi nel cuore prima di ogni affetto.

A Te, Avvocata nostra,
tutto vogliamo consacrare e affidare,
affinché diventiamo più degni
di essere chiamati figli di Dio e figli Tuoi.
Amen.

Benedizione finale

Canto: Sub tuum praesidium

Durante il canto, l’arcivescovo incensa ancora l’immagine e poi ritorna con i ministri in sacrestia.

Eminentissimo Padre
Sono lieto di poterla accogliere e salutare a nome della comunità ecclesiale e cittadina di Torre del Greco ed esprimerle profonda gratitudine per la sua presidenza liturgica al solenne Atto di affidamento all’Immacolata che stasera compiamo con Lei.
La nostra assemblea liturgica è convocata nella consapevolezza di essere erede dell’amore forte e tenero che il nostro Beato Vincenzo Romano nutriva e inculacava per la Madre di Gesù, per questo desideriamo compierlo invocando da subito
il suo fervore e la sua intercessione.
Nel 2004 si verifica la felice ricorrenza di due importanti anniversari. Il primo è grande motivo di gioia per la Chiesa universale, perché centocinquant’anni fa, l’8 dicembre 1854, venne definito il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria dal Beato Pio IX.
E’ bello poter ricordare che Pio IX, il papa dell’Immacolata, nella festa dell’Esaltazione della Croce, il 14 settembre 1849 celebrava la santa Messa nella ricostruita parrocchia di Santa Croce,
con grande concorso di popolo esultante.
La seconda felice ricorrenza ci riguarda come cristiani di Torre del Greco, perché cinquant’anni fa, il 23 giugno 1954, per iniziativa dell’indimenticato parroco mons. Stefano Perna, venne incoronata dal Carinale Marcello Mimmi l’Immagine dell’Immacolata.
La nostra comunità cittadina, in quell’occasione, ebbe l’opportunità di celebrare nella dovuta maniera il centenario del dogma dell’Immacolata e di rinsaldare l’affetto verso la Madre della Chiesa.
Siamo qui riuniti come popolo di Dio per compiere un atto solenne e impegnativo: rinnovare con più chiara coscienza la nostra consacrazione alla Madre di Dio, come segno della nostra totale
donazione al Signore e ai fratelli.
Il 22 giugno richiama, provvidenzialmente, alla memoria un altro 22 giugno della Storia della Chiesa, quello del 431 quando ad Efeso i Padri riuniti in Concilio proclamarono solennemente Maria Madre di Dio.

Ridestando in noi i sentimenti di fede che animarono i cristiani di Efeso che portando torce nella notte acclamarono Maria, anche noi prima che le nostre labbra si aprano alla lode di Colui che ha compiuto grandi cose nella Vergine Maria, ci riconosciamo peccatori ed imploriamo da Gesù, per intercessione di sua Madre, di essere più fedeli che nel passato alle esigenze della nostra vocazione cristiana.
E tu, o Maria, volgi i tuoi occhi misericordiosi alla nostra Città e a tutto il genere umano consacrato al tuo Cuore Immacolato.
Tu, che ti prendi cura dei tuoi figli pellegrini tra pericoli e affanni, implora per la Chiesa, per le famiglie e per i popoli, i doni dell’unità, della solidarietà, della pace.
Ottienici una fede resa più bella, più vera, più incarnata, più capace di farsi storia nella complessa realtà della nostra Città. Capace di cambiare la nostra mentalità, sempre in bilico tra speranza e chiusura.
Accompagnaci nel cammino della vita e mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria.

 
 
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Web Master Salvatore Prisco
 
 
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