Beato Vincenzo Romano
Beato Vincenzo Romano

Vincenzo Romano
modello di santità sacerdotale
e di slancio missionario

Messaggio del Cardinale Giordano
in occasione del 40° anniversario della Beatificazione

(17 novembre 1963)

Carissimi!

Quarant’anni fa, il 17 novembre del 1963, mentre la Chiesa, confortata dall’azione dello Spirito Santo, era sollecitata ad aggiornarsi celebrando il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Basilica di San Pietro Sua Santità Paolo VI proclamava Beato il sacerdote Vincenzo Romano, della nostra Arcidiocesi, parroco a Torre del Greco dal 1799 al 1831, anno della sua morte.

In quell’occasione, al Papa piacque sottolineare l’importanza dell’ambiente in cui Vincenzo Romano si è formato e ha svolto in modo esemplare il suo ministero sacerdotale: «Dobbiamo esprimere le Nostre felicitazioni al Signor Cardinale Arcivescovo di Napoli per questa beatificazione, dobbiamo estenderle al venerabile Clero ed ai fedeli tutti dell’arcidiocesi partenopea, ed a quelli della fertile e benedetta e famosa terra della Campania, perché la virtù riconosciuta in Vincenzo Romano non è solo strettamente a lui personale, ma è rappresentativa d’una spiritualità e d’un costume, che possiamo ben dire regionali». Infatti, tra il Settecento e l’Ottocento, Napoli – è il caso di ricordarlo –, offrì un contesto quanto mai propizio per lo sviluppo di tale spiritualità dai contorni spiccatamente “regionali”, ma non per questo marginali e secondari. Sono quelli gli anni di Sant’Alfonso Maria de Liguori, ma anche di Alessio Simmaco Mazzocchi, di Mariano Arciero, di Placido Baccher, di Gaetano Errico e di tanti altri degnissimi presbiteri, illustri per santità di vita, fecondità di apostolato e vastità di cultura, ammirati e lodati in tutt’Europa.

A distanza di circa due secoli dal periodo in cui è vissuto, però, che cosa dire oggi di don Vincenzo Romano? Potremmo pensare che la sua è una testimonianza bella, ma non attuale? Innumerevoli figure di santi ci sono state proposte di recente, peraltro vissute in tempi più vicini a noi! Eppure, fratelli, ogni santo ha una sua attualità e, tra tutti, anche il nostro Beato. In tal senso, mi è gradito proporre all’attenzione di tutti voi almeno due aspetti, tra i tanti su cui varrebbe la pena di soffermarsi.

Il Beato fu sacerdote santo e parroco sollecito nella cura del gregge affidatogli da Cristo. I suoi biografi non mancano mai di rilevare il profondo senso della dignità e, al contempo, della responsabilità che possedeva a riguardo dell’essere sacerdote e parroco. Diceva spesso che essere sacerdote vuol dire avere il privilegio di stare più vicini a Gesù Cristo, ma anche l’obbligo d’imitarlo in misura quantitativa e qualitativa maggiore. Addirittura, egli scrive: «La santità del sacerdote deve assomigliarsi a quella del supremo Pontefice, di cui, in virtù dell’ordine, siamo tutti confratelli e compagni di ufficio». Il sacerdote – egli riteneva – si santifica se santifica il popolo di Dio. Questa era per lui una delle ragioni che lo rendeva instancabile nell’adempiere scrupolosamente tutti i doveri, celebrando in maniera esemplare la divina liturgia e non trascurando alcuna occasione per illustrare al popolo la Parola di Dio e le verità della fede.

La celebrazione eucaristica rappresentava per lui il fulcro della giornata, «un compendio di tutto il buono e di tutto il bello che si trova nella Chiesa di Dio». Chi partecipava alla Messa celebrata da don Vincenzo Romano non poteva non scorgere in lui una fede viva, un amore ardente verso l’Eucaristia, un irradiarsi della santità. Verso l’Eucaristia si dirigeva sempre, ogni qualvolta aveva un po’ di tempo libero.

Non minori energie dedicò il Beato all’evangelizzazione: la predicazione fu una delle sue “passioni”. Nutrito da un’ottima formazione durante il periodo degli studi teologici in Seminario, alimentato continuamente dallo studio della Scrittura, dei Padri e della teologia rubando tempo al sonno nelle ore notturne, la ricchezza del suo cuore si esternava attraverso un’eloquenza da cui trasparivano gli impulsi dello Spirito, e che era priva di fronzoli e di condanne, colma invece di esortazioni e di sapienza. Non si stancava mai di parlare di Dio e di annunciare il Vangelo, conscio com’era che non vi può essere azione pastorale alcuna senza aver fatto prima risuonare la Buona Notizia.

Alle sue cure si sentivano affidati anche i sacerdoti, allora numerosi, di Torre del Greco. Si dimostrò sempre un grande assertore della fraternità tra i sacerdoti; su esplicita richiesta di questi ultimi, fu richiesto di predicare il ritiro mensile senza delegare ad altri. La sua dolcezza nel trattare con loro era tale da non essere possibile una risposta negativa a una sua richiesta d’aiuto.

Il parroco di Santa Croce, già ai suoi tempi, avvertì l’improrogabile necessità di raggiungere gli uomini, destinatari della salvezza, dovunque fossero. Perciò, secondo le possibilità e le modalità del tempo, fu indotto a profondere tanto impegno nella missione. È questo il secondo aspetto che mi preme segnalarvi, poiché il Beato, vissuto in un momento storico in cui si diede tanto impulso alla missione, s’ingegnò a essere il primo missionario nella sua Parrocchia, facendo della sciabica – cioè girando e predicando per le strade della città in modo da raccogliere gente per portarli in chiesa – un cardine della sua azione pastorale.

Non fu questa, naturalmente, l’unica occasione di fare “missione”. La sua inventiva pastorale lo portava a prevenire i bisogni, prestando molta attenzione a evangelizzare i lavoratori e, non ultimi, i marinai, quelli che lavoravano sulle numerose “coralline”, i quali rimanevano fuori casa per almeno nove mesi l’anno. Si preoccupava molto, poi, del benessere spirituale e materiale delle famiglie indigenti, al punto che i suoi familiari erano costretti a controllarlo, perché sarebbe stato capace di dare tutto ai poveri, donando anche i propri indumenti.

Ora, la domanda iniziale sull’attualità del Beato Vincenzo Romano, pur nella brevità delle considerazioni proposte, può dirsi soddisfatta: egli mi sembra attualissimo, perché ha colto l’essenziale della vita sacerdotale e ci sprona a proseguire con coraggio e vigore il compito d’evangelizzare il nostro tempo. Ancora oggi, infatti, ai presbiteri, e ai parroci in primis, è chiesto d’impegnarsi in prima linea, non stancandosi di spezzare il pane della Parola e dell’Eucaristia per i fratelli che sono affamati di Cristo; ancora oggi è impellente vivere la fraternità tra sacerdoti, essendo consapevoli che non si può fare missione in maniera credibile se non testimoniamo l’amore vicendevole; ancora oggi occorre spingersi ad annunciare Cristo a coloro che non lo conoscono, pur vivendo in una società che nel passato ha modellato la costruzione di città, i calendari e le ore della giornata sulla base della fede e della preghiera; ancora oggi bisogna avere l’entusiasmo di una carità senza limiti, per far sentire la vicinanza del cuore di Cristo a chi se ne sente lontano e a chi viene da lontano.

A ogni fedele, pertanto, con l’animo pieno di gratitudine a Dio che ci dona i santi, chiedo di unirsi a me nella preghiera, affinché il Signore, per intercessione della Vergine e del Beato Vincenzo Romano, voglia rendere sempre più ricco di frutti il lavoro apostolico dei suoi ministri e far risplendere maggiormente il volto missionario dell’intera diletta Chiesa di Napoli. Occasione propizia sarà il prossimo 29 novembre, memoria del Beato Vincenzo Romano, che vi esorto a celebrare con questo spirito.

Tutti saluto e benedico di cuore

 
 
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Web Master Salvatore Prisco
 
 
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