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Festa del 29 Novembre 2005 Il
Beato Vincenzo Romano, modello di vita santa per i Parroci (così
il Vescovo, S.E. Mons. Vincenzo Pelvi, ha titolato i suoi appunti per
l’Omelia che ha tenuto nel corso di una solenne Concelebrazione,
che ha visto attorno all’altare di Cristo il Presbiterio torrese,
quasi al completo; assenti i sacerdoti e parroci anziani ed ammalati.
Vescovo:
(saluto iniziale) Le fede, la speranza e l’amore di Dio, che abita in noi, ci porti a fissare lo sguardo dell’anima sul Beato Vincenzo Romano. Il parroco, il nostro parroco, il parroco dei parroci della nostra Diocesi di Napoli. Paolo VI, nel discorso tenuto nel giorno della beatificazione, sottolineava una dimensione particolare della predicazione del nostro Beato: -invitava i fedeli a pregare assieme, a pregare unendo le voci alle menti, a pregare aprendo il cuore alla volontà di Dio. La festa di quest’anno ci vede coinvolti in un entusiasmo maggiore perché la presenza del Beato nel nostro cammino di fede, di speranza e di amore sia più intensa, piena, propositiva; e perché la preghiera di questa sera diventi come un principio, un inizio di novità evangelica per ciascuno di noi, chiediamo perdono per essere degni di celebrare i santi misteri. Vangelo secondo Giovanni: “La vite e i tralci” Omelia: Quando si entra in questa Basilica, si avverte una profonda commozione interiore. Si respira nell’animo una protezione particolare, si viene coinvolti in una dimensione soprannaturale; viene la voglia di non fermarsi più alle difficoltà della terra, ma elevarsi alla bellezza della santità divina. E, qui tra noi, non c’è una reliquia che richiama la memoria di una persona santa, ma qui c’è tutto intero l’essere, l’esistenza di una volta, di un santo. Possiamo dire che è veramente bella la nostra chiesa di Napoli nei suoi santi e nei suoi beati. Concretamente lo verifichiamo stasera assieme, ai piedi del nostro Beato, del parroco santo, Vincenzo Romano. Prima
di suggerirvi qualche considerazione, frutto un pochino della meditazione
di questa mattina, mia personale, desidero innanzi tutto salutare, con
gratitudine e fraterno affetto, il Vicario episcopale, il decano, i
sacerdoti, i parroci e poi, dico, grazie di cuore a don Giosué,
il parroco di questa Basilica di Torre del Greco. Stamattina
mi sono messo un po’ a pensare cosa dire nella celebrazione di
stasera e, celebrando la liturgia delle ore, tutti noi sacerdoti sappiamo
che come seconda lettura dell’Ufficio, c’è il discorso
di Paolo VI per la beatificazione di Vincenzo Romano. E allora ho cominciato
a leggere quelle parole che Paolo VI riprende e che sono le parole del
Beato: “Chi
è il parroco alla scuola del Beato?” Il
parroco, i nostri parroci. Il parroco lo incontri ad ogni ora, in chiesa,
in famiglia, nei palazzi, nei vicoli del quartiere e lo vedi sempre
incoraggiare, confortare, proteggere. Il ministero del parroco non conosce
sosta, lo zelo apostolico; è una santità di vita, questa
generosità dei nostri parroci. Sul volto del parroco delle nostre parrocchie c’è la ricchezza della genuina napoletanità, hanno la benevolenza i nostri parroci, hanno familiarità con tutti, nascondono i loro lutti , i loro pianti. I fedeli vedono nel parroco una sicurezza per la loro vita, qualche volta lo considerano addirittura come il medico, o come l’insegnante o come la persona che si fa Stato, Comune, Ufficio. Chi è il parroco nella nostra diocesi? Ci
viene incontro il Beato Vincenzo Romano. E’ l’uomo di quella
carità che da spirituale si fa sociale, professionale ed economica,
come dice Paolo VI, per ritornare subito, morale e religiosa. Il
Beato, oggi,potremmo dire con una frase: un uomo di frontiera, che non
dimenticava, ogni mattina, di essere chiamato ad annunciare Gesù.
Lo
immagino pellegrino nel silenzio, alla scuola del Maestro, e formava
le coscienze senza notare l’efficienza; aveva un sano realismo,
era accanto a chi smarriva la verità della vita, non era né
difeso né tutelato. E come amava Cristo? Non
escludendo nessuno dal suo cuore e dalla sua vita. Al Beato apparteneva
l’altro senza escludere nulla, mai. Ognuno era iscritto nei suoi
pensieri. Nel
Beato,come parroco, non c’era indifferenza; l’indifferenza,
più che l’odio, toglie il gusto della vita. Il segreto
della vita riuscita di questo santo non è nei premi conquistati,
non lavorava per le cose che amava, e amava le persone per cui lavorava.
Allora, il parroco, alla scuola del beato, è colui che non sente
mai il bisogno di calcolare il merito di ciò che sta facendo;
non ha di mira la ricompensa. E
qui vorrei riflettere con voi, anche se non riguarda specificamente,
forse, le comunità parrocchiali di Torre del Greco su una dimensione
che lega il parroco alla parrocchia, ma che si verifica tante volte
nelle parrocchie della diocesi. Non
si dà mai una parrocchia a un sacerdote come premio o come castigo,
né gli si chiede di cambiare parrocchia per promozione o per
punizione. La
Chiesa non è una dialettica democratica come per i partiti. Quando
un sacerdote viene ordinato promette al vescovo obbedienza; è
una promessa che il Beato aveva sempre nel suo sguardo e nella sua vita;
ciò è indice di quella perfezione cristiana che il Beato
guardava e vedeva in tutti i sacerdoti diocesani. Vescovo: ( saluto finale ) Ringrazio il parroco, come si dice, il preposito, come si dice, il parroco preposito, va bene… (suggerimenti di don Raffaele Borriello ) o il preposito parroco e… don Giosué, per la gioia che mi ha dato stasera di essere con voi. Ho vissuto un momento di particolare commozione ai piedi del Beato Vincenzo Romano, pregando con i sacerdoti, con i parroci, con tutti voi, per i parroci della nostra Diocesi. Noi
sacerdoti abbiamo bisogno della protezione di questo santo parroco e
siamo certi che la sua vicinanza, la sua ricchezza interiore, continuerà
ad ispirare il ministero, qui nella chiesa di Napoli di tanti parroci,
di tanti sacerdoti. Grazie
ancora ai parroci, al vicario, al decano, a tutti i ministranti, ai
diaconi, e poi al popolo che è così buono..eh, sì,
ma poi credo che… sì, sì, lo stavo dicendo.. io
ho fatto una preghiera particolare anche per il Commissario che in questo
tempo, credo, è particolarmente impegnato e il Signore voglia
accompagnare anche il suo servizio sociale e noi siamo certi che la
generosità e l’attenzione al bene comune dei nostri amministratori,
se è custodito e sostenuto dall’amore di Dio, sarà
certamente grande e meraviglioso. Cristo Signore, che ha manifestato nel beato Vincenzo la forza rinnovatrice della pasqua, vi renda autentici testimoni del suo Vangelo. Lo Spirito Santo che nel Beato Vincenzo ci ha offerto un segno di solidarietà fraterna vi renda capaci di attuare una vera comunione di fede e di amore nella sua Chiesa E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. |
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